Per semplicità e chiarezza espositiva, il campo di applicazione del processo del lavoro e degli altri mezzi di tutela stragiudiziale è definito, nel suo complesso, “rito del lavoro”, che in pratica è l’insieme delle procedure stragiudiziali di risoluzione delle controversie e delle varie tipologie di procedimenti giudiziali (rito speciale del lavoro, rito Fornero e processo cautelare).

Le controversie interessate possono riguardare sia le obbligazioni caratteristiche del rapporto di lavoro, sia situazioni nelle quali tale rapporto è solo l'antecedente o il presupposto di fatto. L'oggetto della domanda può riferirsi a rapporti non ancora costituiti o già cessati.

A titolo esemplificativo, le controversie più comuni che la giurisprudenza ha ritenuto, o meno, rientranti nell'ambito di applicazione del rito del lavoro riguardano:

pretese retributive:

impugnazione dei licenziamenti illegittimi

costituzione del rapporto di lavoro e diritti all'assunzione (ad esempio: collocamento obbligatorio dei disabili)

illegittima apposizione del patto di prova

Mansioni del lavoratore:

accertamento del corretto inquadramento

Risarcimento danni:

  • per violazione a parte del datore di lavoro degli adempimenti relativi all'assicurazione obbligatoria e alla sicurezza
  • per infortunio sul lavoro (compreso il c.d. danno differenziale)
  • da demansionamento
  • per comportamento ingiurioso del datore di lavoro
  • per le maggiori imposte sul proprio reddito di lavoro, a causa del tardivo pagamento di spettanze retributive
  • per violazione dell'obbligo di fedeltà da parte del lavoratore
  • per violazione del patto di non concorrenza da parte del lavoratore

atti aventi ad oggetto rinunce o transazioni

rimborso delle spese sostenute dal lavoratore nell'espletamento dell'attività lavorativa

controversie riguardanti l'applicazione della normativa in materia di privacy e il relativo diritto al risarcimento del danno

controversie concernenti le invenzioni del lavoratore

 Il rito del lavoro si applica anche alle controversie relative a:

  • rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale se caratterizzati da una prestazione d'opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato. Agli agenti costituiti in società (di capitali, di persone, società irregolare o di fatto) e agli agenti che si avvalgono di un'autonoma struttura imprenditoriale non è applicabile il rito del lavoro ma l'ordinario rito civile.(
  • rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (art. 409 n. 3 c.p.c.), se sussiste il carattere prevalentemente personale della prestazione
  • contratti agrari (ad esempio affitto a coltivatore diretto, o contratti conseguenti alla conversione dei contratti associativi in affitto), ferma restando la competenza delle sezioni specializzate agrarie.

Risoluzione stragiudiziale delle controversie:

Il lavoratore, innanzitutto, può decidere di rinunciare ai propri diritti o, d’accordo con il datore di lavoro, di farne oggetto di transazione. In tali ipotesi, il lavoratore deve essere assistito da un soggetto terzo (autorità amministrativa, sindacale o giudiziaria) che gli garantisce una protezione adeguata.

Una volta insorta una controversia in materia giuslavoristica, le parti, per ricercare soluzioni alternative a quelle tradizionalmente offerte dall'ordinamento (giudizio ordinario) e risolvere la controversia, possono inoltre - prima di (o al posto di) adire l'autorità giudiziaria - tentare la strada dell'arbitrato o della conciliazione stragiudiziale.

 

Rinunce e transazioni:

Nella fase di stipulazione del contratto e anche successivamente il lavoratore può rinunciare (o transigere) liberamente con riferimento a diritti contemplati da norme derogabili di legge, di CCNL, oppure derivanti dal contratto individuale di lavoro, quando essi siano migliorativi e non lesivi rispetto a quelli stabiliti dalla legge o dal CCNL. Sono tali, ad esempio, il diritto al superminimo, ad ulteriori mensilità aggiuntive, a permessi aggiuntivi non previsti dal CCNL.

È invece possibile rinunciare a diritti inderogabili (ad esempio alle ferie), che siano già entrati nella disponibilità del lavoratore, solo se la rinuncia avviene in sede c.d. "protetta" .

Impossibile in ogni caso è invece rinunciare (o transigere) con riferimento a diritti non ancora maturati, cioè "futuri" (ad esempio la retribuzione prima della sua maturazione.

 

Rinunce:

La rinuncia è una dichiarazione unilaterale di volontà o un comportamento concludente con cui il lavoratore decide di non esercitare più un suo diritto.

Può essere anche tacita, purché non vi siano dubbi sulla volontà di rinunciare e non vi sia possibilità di una diversa interpretazione.

La rinuncia validamente operata dal lavoratore a diritti già acquisiti produce i suoi effetti solo tra le parti e non può estendersi, né vincolare uffici o enti titolari di interessi pubblici connessi al rapporto medesimo.

 

Transazioni:

La transazione è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.

La legge non richiede particolari requisiti di forma per la validità della transazione, anche se è necessaria la forma scritta per provare l'accordo transattivo (art. 1967 c.c.).

Affinché la transazione sia valida occorre che il suo oggetto sia lecito, determinato o determinabile . Pertanto, il giudice potrà dichiarare nullo l'atto dispositivo nel caso in cui l'oggetto non sia precisamente determinato.

Ulteriori requisiti sono quelli della consapevolezza dei diritti cui si sta disponendo e della sussistenza di una reale volontà abdicativa.

 

Sedi protette per le rinunce e transazioni:

Le rinunce e le transazioni che hanno per oggetto diritti del lavoratore derivanti da disposizioni inderogabili di legge e dei contratti o accordi collettivi per essere valide devono essere contenute nei verbali di conciliazione sottoscritti:

  • in sede giudiziale ;
  • avanti la commissione di conciliazione istituita presso l'ITL (Ispettorato territoriale del Lavoro) o le sedi di certificazione, comprese le Università;
  • avanti la commissione di conciliazione istituita in sede sindacale;
  • presso i collegi di conciliazione e arbitrato irrituale.

In tali casi la posizione del lavoratore è adeguatamente protetta nei confronti del datore di lavoro per effetto dell'intervento, in funzione garantista, di un terzo (autorità amministrativa, sindacale e giudiziaria).

 

Impugnazione:

Le rinunce e le transazioni riguardanti i diritti dei lavoratori possono essere impugnate dal lavoratore (o, con espresso mandato, dall'organizzazione sindacale). 

 

Procedimento giudiziale

L'autorità giudiziaria cui è sottoposta una controversia in materia di lavoro decide secondo un rito speciale (c.d. "Rito del lavoro").

Tale rito è applicabile a tutte le controversie derivanti dal rapporto di lavoro, ad eccezione:

  • dei casi di impugnazione dei licenziamenti illegittimi, intimati ai lavoratori assunti fino al 6 marzo 2015 (c.d. "vecchi assunti"), per i quali è obbligatorio instaurare la causa secondo il c.d. "Rito Fornero";
  • delle fattispecie in cui, a causa di un pregiudizio imminente ed irreparabile, il ricorrente decide di esperire il particolare procedimento cautelare d'urgenza (art. 700 c.p.c.).

N.B. Nel corso della trattazione le parti del processo sono indicate con i termini di ricorrente (o attore) e resistente (o convenuto). Per ricorrente si intende il soggetto che promuove la causa, per resistente il soggetto contro il quale la causa è promossa. In grado d'appello, le parti del processo sono indicate con i termini di appellante e appellato. Per appellante si intende la parte soccombente che impugna la sentenza di primo grado, per appellato chi invece subisce tale impugnazione.

Salvo che sia stato esperito con esito positivo il tentativo di conciliazione, o che le parti abbiano scelto di risolvere la controversia in via arbitrale, la parte (lavoratore o datore di lavoro) che ritiene leso un proprio diritto può agire presso l'autorità giudiziaria presentando ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro competente , che applicherà alla controversia il rito del lavoro.

 La normale modalità di svolgimento del processo (anche del lavoro) è ormai quella del processo civile telematico (di seguito, "PCT") che consente alle parti, al giudice ed alla cancelleria di utilizzare particolari strumenti informatici e telematici (soprattutto usando la posta elettronica certificata, c.d. "PEC") per la formazione, il deposito, la comunicazione e la notifica degli atti processuali e dei relativi documenti (destinati a confluire nel fascicolo informatico della causa).

 

Svolgimento della causa

Nella generalità delle controversie le parti (ricorrente e convenuto) stanno in giudizio con l'assistenza di un difensore munito di apposita procura ed il processo si svolge con specifiche modalità.

 

Ricorso

Contenuto obbligatorio (art. 414 c.p.c.) La domanda si propone con ricorso, che deve contenere:

  1. l'indicazione del giudice (vale a dire del Tribunale, con la specificazione che il ricorso è indirizzato alla Sezione Lavoro. Ad esempio, Tribunale Civile di Torino - Sezione Lavoro);
  2. le generalità del ricorrente (nome, cognome, codice fiscale, residenza o domicilio eletto nel comune in cui ha sede il giudice).
  3. le generalità del convenuto (nome, cognome, codice fiscale, residenza, domicilio o dimora);
  4. la determinazione dell'oggetto della domanda;
  5. l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda, con le relative conclusioni.
  6. l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti che si producono.

Il ricorso inoltre deve:

  • essere sottoscritto;
  • contenere l'indicazione della procura ;
  • contenere la dichiarazione del valore della controversia e la motivazione dell'eventuale esenzione dal contributo unificato.

Domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto tra le parti, possono essere proposte in separati processi. Se, tuttavia, i suddetti diritti di credito, oltre a far capo ad un medesimo rapporto, sono anche "fondati" sul medesimo fatto costitutivo, le relative domande possono essere proposte in separati giudizi solo se risulta in capo al creditore agente un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata.

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