DMZ AGGIORNA N. 196 DEL 6 NOVEMBRE 2023
Come già segnalato nei DMZ Aggiorna pubblicati nei giorni precedenti, l’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 3 ottobre 2023, ha disposto l’invio di numerose comunicazioni di compliance per rilevate difformità tra i corrispettivi certificati e gli incassi avvenuti a mezzo strumenti di pagamento elettronico.
L’invito all’adempimento spontaneo è stato al centro di numerose critiche, posto che, in numerosi casi, i valori posti a comprova della “presunta anomalia” sono errati. Infatti, come confermato dalla stessa Agenzia delle Entrate con comunicato stampa del 11 ottobre scorso, gli incassi POS che risultano all’Agenzia delle Entrate, così come emergenti dalle comunicazioni cui sono tenuti gli operatori finanziari che forniscono i servizi di incasso a mezzo moneta elettronica, sono sbagliati per eccesso, in ragione del fatto che una o più trasmissioni dei flussi giornalieri relativi ai pagamenti POS dei quali sono stati beneficiari i contribuenti risultano essere raddoppiate, se non triplicate.
Al verificarsi di questo tipo di anomalia nella base dati, l’amministrazione finanziaria ha assunto l’impegno di trasmettere un’ulteriore comunicazione che annulla la compliance precedentemente trasmessa; in tal caso, la questione può considerarsi chiusa, salvo che poi, in un secondo momento, l’Agenzia non riesca a disporre di dati di partenza affidabili, sulla scorta della quale emettere un nuovo invito all’adempimento spontaneo laddove le discordanze tra corrispettivi certificati e incassi persistano.
Restano comunque da verificare tutte le presunte anomalie per le quali i dati a disposizione dell’amministrazione finanziaria sono già allo stato attuale corretti, e da questo punto di vista è bene avere ben chiaro qual è il tipo di controllo posto in essere dall’Agenzia.
È infatti opinione diffusa che la discordanza possa emergere dal fatto che uno o più documenti commerciali siano stati emessi con indicazione di pagamento avvenuto in contanti, in luogo di pagamento in moneta elettronica. Basandosi su questo assunto, si potrebbe ipotizzare una difesa basata su tale argomentazione, o cercare un rimedio a questo tipo di problematica. In realtà, per le ragioni di seguito esposte, l’eventuale errata indicazione delle modalità di incasso non è alla base delle discordanze rilevate dall’Agenzia delle Entrate, che in questa sede si è limitata ad effettuare una verifica molto meno approfondita.
Infatti, la comunicazione di compliance scatta a seguito di un controllo incrociato, effettuato su base mensile, tra “l’ammontare dei pagamenti elettronici e l’importo di imponibile e IVA desunti dai dati delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici” .
Vale quindi il totale del “fatturato e scontrinato” posto a confronto con gli incassi a mezzo POS, indipendentemente dalle modalità di incasso certificate.
Nel prossimo DMZ Aggiorna si forniranno esempi per far comprendere meglio quanto sopra indicato
Lo Studio resta a completa disposizione
