DMZ AGGIORNA N. 135 DEL 12 LUGLIO 2024

Si avvicina la scadenza per il versamento del saldo imposte 2023 e del primo acconto 2024.

Il contribuente attende anche di sapere quanto dovrà pagare per il secondo acconto di novembre (quest’anno 2 dicembre 2024). Inoltre, molti sono coloro che chiedono informazioni in merito al Concordato Preventivo Biennale (vedi DMZ Aggiorna pubblicati in precedenza), ponendo i commercialisti nella situazione antipatica di dover, ancora una volta, rispondere con una serie di “forse”, di “probabilmente”, di “se”. Riteniamo necessario fare un breve punto della situazione, una “fotografia” ad oggi, al fine di comprendere perché  l’”operazione concordato” non possa che definirsi assolutamente incompleta ed in continuo divenire.

Partiamo da ciò che sappiamo: il saldo imposte 2023 e il primo acconto 2024 non sono in alcun modo influenzati dall’eventuale adesione al concordato. Tale adesione, laddove dovesse intervenire, impatterà invece sul secondo acconto imposte, dovuto entro il 2 dicembre 2024.
A commento di quanto sopra, non ci si può esimere dal commentare: “e meno male!” visto che, come vedremo, il concordato è a tutt’oggi estremamente indefinito.

In merito ai contribuenti in regime forfettario, si può dire che lo stato avanzamento lavori sia a zero: certo, è noto che tali contribuenti potranno, se lo desiderano, concordare solo per il 2024 e sono note le condizioni di accesso e quelle di esclusione (seppure non prive di problematiche da chiarire), ma manca il cuore stesso dell’operazione, ovvero le modalità di formulazione della proposta. In sintesi, e nel concreto, prima del 15/07, data prevista per il rilascio della metodologia, si parla di qualcosa del quale si sa poco o nulla.

Per i soggetti ISA,  invece, con il decreto attuativo del 14 giugno scorso, è stato introdotto uno “sconto” per il 2024, che prevede una proposta formulata sulla base del reddito atteso per il 2024, confrontato con il reddito “normalizzato CPB (Concordato Preventivo Biennale”) dichiarato nel 2023. Se l’attesa è superiore al dichiarato, per il 2024 la proposta di concordato è pari al reddito dichiarato per il 2023 maggiorato del 50% della differenza rispetto alle attese 2024. Questa previsione, che ha certamente il merito di ridurre la proposta 2024, se coordinata con la bozza di decreto correttivo approvata in Consiglio dei ministri il 20 giugno 2024, ancora in corso di iter parlamentare, di fatto impedisce di procedere, o quanto meno di procedere con l’assoluta certezza dei dati di cui occorre disporre in caso di adesione.

In altri termini, sappiamo che  dovrebbero essere introdotte variabili (la cosa è data pressoché per certa) ma, ad oggi, la norma non c’è, e quindi i software che “supportano” gli estensori della dichiarazione nel conteggio del rigo apposito, non ne tengono – giustamente – conto. Il risultato di quanto sopra è che in presenza di variabili, se si va oggi ad accettare il concordato, si va ad accettare una proposta non corretta, laddove il decreto correttivo venisse licenziato come da proposta e sempre che, in corso di iter, le cose non cambino ulteriormente.

Come  se non bastasse, nel decreto correttivo (che, ripetiamo, è in bozza) vengono introdotte nuove cause di esclusione, quali ad esempio l’intervenuta variazione della compagine sociale nel 2024 per le società di persone e le associazioni professionali. Sul punto sono già state annunciate modifiche, e la conclusione è sempre la stessa: di fatto abbiamo un quadro normativo incompleto e continuamente modificato.  In base a tutto quanto illustrato finora, riteniamo che per affrontare il tema del concordato con un approccio serio,  si  debba aspettare la chiusura dei dichiarativi. Certamente mai come in questa occasione ci si augura che una volta definita la norma, intervenga anche  una circolare che faccia chiarezza sui troppi punti oscuri che, di modifica in modifica, invece di diminuire, stanno sempre più aumentando.

Lo Studio resta a completa disposizione.

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