DMZ AGGIORNA N. 72 DEL 16 APRILE 2025
L’INPS ha recentemente ridefinito la propria posizione in merito al diritto all’indennità di malattia per i pensionati che riprendono un’attività lavorativa subordinata. Con circolare di marzo 2025, l’istituto di previdenza ha superato un precedente orientamento, in vigore da oltre vent’anni, che negava l’accesso a questa prestazione ai lavoratori già percettori di trattamento pensionistico.
Questa decisione segna un importante cambiamento nella disciplina previdenziale, rispondendo a un’esigenza sempre più diffusa nel mercato del lavoro: il ritorno all’occupazione da parte di soggetti già in pensione. Si tratta di un fenomeno in crescita, favorito dall’innalzamento dell’età pensionabile, dall’aumento della speranza di vita e dal desiderio, per molti lavoratori, di integrare il proprio reddito o di mantenersi attivi professionalmente. Tuttavia, fino ad oggi, chi sceglieva di rientrare nel mondo del lavoro dopo la pensione si trovava in una posizione di svantaggio rispetto agli altri lavoratori dipendenti, non potendo contare sulla tutela della malattia.
Il superamento del precedente orientamento
Storicamente, l’INPS aveva negato il diritto all’indennità di malattia ai pensionati-lavoratori basandosi sulla funzione stessa della prestazione: l’indennità di malattia nasce per compensare la perdita di guadagno di un lavoratore impossibilitato a svolgere la propria attività a causa di un evento morboso. Secondo la precedente interpretazione, i pensionati non subivano una reale perdita economica, poiché continuavano a percepire il trattamento pensionistico, ritenuto sufficiente a garantire una copertura finanziaria anche in caso di malattia.
Questo principio era stato ribadito in una circolare INPS del 2006, che sanciva l’incompatibilità tra lo status di pensionato e il diritto alla prestazione, applicando il criterio anche a coloro che, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, assumevano un nuovo impiego.
Con il nuovo orientamento, l’INPS riconosce che la realtà del mercato del lavoro è cambiata e che le disposizioni vigenti consentono ai pensionati di instaurare un rapporto di lavoro subordinato, pur con alcune limitazioni derivanti dal regime di incumulabilità. Il ragionamento alla base della revisione normativa è semplice: sebbene il trattamento pensionistico continui a garantire una fonte di reddito, un’eventuale interruzione dell’attività lavorativa per malattia determina comunque una perdita economica per il lavoratore. Il mancato riconoscimento dell’indennità di malattia avrebbe, quindi, rappresentato una disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori dipendenti.
Condizioni e limiti del riconoscimento
L’apertura dell’INPS non modifica le regole generali che disciplinano l’accesso all’indennità di malattia. Il diritto alla prestazione continua a dipendere dalla copertura assicurativa prevista per il settore e la qualifica di appartenenza del lavoratore. Pertanto, nonostante il nuovo orientamento, alcune categorie restano escluse dall’indennità di malattia, quali, principalmente:
- i lavoratori impiegati in settori in cui la tutela della malattia non è prevista;
- i titolari di pensioni di inabilità, che non possono percepire l’indennità di malattia, poiché questa ha natura sostitutiva della retribuzione e rientra nelle limitazioni previste dal regime di incumulabilità.
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