BBM AGGIORNA N. 204 DEL 5 NOVEMBRE 2026
Il vantaggio fiscale della conversione tra Welfare e Premi di Risultato, con l’aliquota ridotta dalla legge di bilancio 2026 si assottiglia. Ma il confronto va fatto sulla contribuzione, non sull’imposta sostitutiva. La riduzione dell’imposta sostitutiva sui premi di risultato all’1 per cento, infatti, ha riaperto una discussione che sembrava chiusa: se il prelievo fiscale sul premio in denaro è quasi azzerato, è legittimo chiedersi se abbia ancora senso proporre al lavoratore la conversione in beni e servizi. La risposta richiede di guardare oltre l’aliquota, perché l’imposta sostitutiva non è l’unico prelievo che grava sul premio e non è nemmeno il più pesante.
Il nuovo perimetro dell’agevolazione
L’impianto resta quello della legge del 2015: settore privato, premi di ammontare variabile legati a incrementi misurabili e verificabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, accordo collettivo territoriale o aziendale depositato telematicamente presso l’Ispettorato territoriale del lavoro entro trenta giorni dalla sottoscrizione, reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente non superiore a 80.000 euro.
Su questo impianto la legge del dicembre 2025 è intervenuta due volte: l’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali, già ridotta al 5 per cento, scende all’1 per cento per i premi erogati negli anni 2026 e 2027, e il limite di importo complessivo agevolabile sale da 3.000 a 5.000 euro annui. Il carattere dichiaratamente biennale della misura va tenuto presente nella progettazione degli accordi pluriennali: alla scadenza, in assenza di proroga, si tornerebbe all’aliquota ordinaria del 10 per cento prevista dalla disciplina a regime.
Dove si nasconde il vantaggio: i contributi
Sul lato lavoratore:
- Il premio erogato in denaro sconta, oltre all’imposta sostitutiva, la contribuzione previdenziale a carico del lavoratore — 9,19 per cento nella generalità dei casi, 9,49 per cento sulla quota eccedente la prima fascia di retribuzione pensionabile — mentre il datore versa per intero la contribuzione a proprio carico. Il premio convertito in welfare non sconta né l’una né l’altra.
- Su un premio di 3.000 euro il conto è immediato. In denaro, il lavoratore subisce 275,70 euro di contributi e 27,24 euro di imposta sostitutiva, per un netto di 2.697,06 euro; convertito in Welfare, dispone di 3.000 euro di valore. Il vantaggio è di circa 303 euro, poco più del 10 per cento, e deriva quasi interamente dalla contribuzione.
Sul lato aziendale, ipotizzando un’aliquota datoriale del 30 per cento, il costo scende da 3.900 a 3.000 euro: circa un quarto in meno. (L’aliquota contributiva a carico del datore varia per settore, dimensione e inquadramento previdenziale; il 30 per cento è un’ipotesi di calcolo).
Nel BBM Aggiorna di domani si completerà la trattazione sul tema
Lo Studio resta a completa disposizione.
