BBM AGGIORNA N. 76 DEL 22 APRILE 2026
Il trattamento di fine mandato degli amministratori continua ad essere una delle aree più delicate nella gestione fiscale delle società di capitali. Il punto critico non è soltanto la corretta previsione dell’indennità, ma soprattutto il rispetto di requisiti formali che, se trascurati, trasformano uno strumento legittimo in una fonte di contestazioni, con effetti sia sulla deduzione per la società, sia sulla tassazione in capo al percettore.
Il nodo è pratico prima ancora che teorico: il TFM viene spesso costruito come se fosse un “TFR degli amministratori”, ma la disciplina non funziona così. La libertà di determinazione esiste, ma si muove entro binari precisi:
- congruità dell’importo,
- atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto e
- attenzione particolare ai casi di rinuncia del socio-amministratore,
oggi tra i più esposti in sede di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Senza data certa salta la deduzione è per competenza
Il TFM è un’indennità eventuale, basata su accordi: non nasce automaticamente dalla legge come il TFR dei dipendenti.
La rigidità del requisito non è solo teorica, ma trova fondamento diretto nella disciplina tributaria: se manca la data certa anteriore alla nomina, il TFM non può beneficiare né della tassazione separata per l’amministratore, né, sul versante della società, della deduzione per competenza, con conseguente applicazione del criterio di cassa.
Se questo requisito manca, la conseguenza è netta: niente deduzione per competenza. Il TFM diventa deducibile solo per cassa al momento dell’effettiva erogazione, mentre per il percettore viene meno anche il beneficio della tassazione separata sostituita dalla tassazione ordinaria.
Nei prossimi BBM Aggiorna si proseguirà la trattazione del tema iniziato oggi.
Lo Studio resta a completa disposizione.
