BBM AGGIORNA N. 24 DEL 6 FEBBRAIO 2026
Nel BBM Aggiorna di oggi si completa la trattazione del tema iniziato Ieri.
Come avviene il collegamento
Tecnicamente, è fondamentale chiarire un equivoco che continua a circolare: non è richiesto un collegamento fisico tra POS e RT. Il collegamento è una associazione logica registrata tramite un servizio online dedicato nel portale dell’Agenzia e avviene inserendo i dati identificativi dei dispositivi. Il servizio richiederà la registrazione del dato identificativo univoco di ciascuno strumento di pagamento elettronico in abbinamento al dato identificativo/matricola dello strumento di certificazione dei corrispettivi (RT/Server RT/soluzioni software) già censito e attivo.
Un passaggio tecnico non secondario riguarda proprio l’identificativo univoco del POS: per agevolare l’inserimento, è previsto che la procedura esponga all’esercente l’elenco degli strumenti di pagamento di cui risulta titolare, perché queste informazioni vengono comunicate preventivamente dagli operatori finanziari all’Agenzia. Infine, per i soggetti che memorizzano e trasmettono i corrispettivi non con RT fisico ma tramite la procedura web dell’Agenzia, il collegamento potrà essere gestito dentro la stessa procedura, con funzionalità dedicate.
Cosa cambia nei flussi
Lo strumento di certificazione dei corrispettivi deve memorizzare puntualmente anche i dati dei pagamenti elettronici e poi trasmetterli in forma aggregata. Il provvedimento attuativo precisa che la memorizzazione avviene al momento della registrazione dell’operazione, riportando nel documento commerciale le forme di pagamento utilizzate e il relativo ammontare. I dati dei pagamenti elettronici così memorizzati sono trasmessi giornalmente in forma aggregata secondo le specifiche tecniche già in uso per l’invio dei corrispettivi.
Dunque il collegamento non è solo una semplice anagrafica, ma il presupposto per rendere coerente il dato “incasso elettronico” con il dato “corrispettivo certificato” lungo i tracciati RT/Server RT/software RT. Ed è anche il motivo per cui, in fase di verifica, non basta che lo scontrino esca: serve che la forma di pagamento sia valorizzata correttamente e in modo consistente rispetto ai flussi di incasso.
Cosa fare adesso
Se il servizio arriva davvero a marzo e la massa delle scadenze transitorie si scarica entro 45 giorni dall’attivazione, l’errore più rischioso è arrivare a fine marzo senza aver già ricostruito il perimetro dei dispositivi.
Quindi può aver molto senso lavorare a monte: ricondurre ogni punto vendita (unità locale) ai dispositivi effettivamente utilizzati, verificare dove reperire l’identificativo univoco del POS (sapendo che la procedura dovrebbe comunque proporre un elenco pre-caricato), controllare che gli RT/Server RT/software siano correttamente censiti e attivi, e soprattutto presidiare deleghe e abilitazioni perché il collegamento può essere effettuato anche da soggetti delegati al servizio “Accreditamento e censimento dispositivi”.
Le sanzioni
In caso di mancato collegamento scattano le violazioni degli obblighi di memorizzazione/trasmissione dei pagamenti elettronici.
Lo Studio resta a completa disposizione.
